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Il lago di Sesto e la storia antica di Bientina

Informazioni riguardanti il Lago di Sesto e la storia antica di Bientina

La storia antica di Bientina I

Il territorio comunale comprende buona parte dell’area riferibile all’Ex Lago di Sesto (o di Bientina), un ecosistema fluvio-lacustre, compreso fra le Cerbaie a est e il Monte Pisano a ovest, in cui in antico scorrevano due rami dell’Auser, (Auser I e Auser II), che si immettevano in Arno all’altezza di Bientina. L’intero territorio è ben conosciuto per la grande presenza di siti archeologici di particolare interesse.

Già a partire dal Paleolitico Inferiore in alcuni siti posti sul crinale della porzione meridionale delle Cerbaie, si registra la presenza dell’Homo sapiens neanderthalensis. Tracce di industria litica attribuibile al Mesolitico e strumenti in ossidiana, importata nel Neolitico dalle isole tirreniche, testimoniano la presenza di piccole comunità in località Isola.

The ancient history of Bientina I

The municipal territory includes a large part of the area referable to the former Lake of Sesto (or Bientina), a fluvial-lacustrine ecosystem nestled between the Cerbaie hills to the east and Monte Pisano to the west, where in ancient times two branches of the Auser (Auser I and Auser II) flowed into the Arno near Bientina. The entire territory is well known for the great presence of archaeological sites of particular interest.

The presence of Homo sapiens neanderthalensis has been recorded as early as the Lower Palaeolithic in some sites on the ridge of the southern portion of the Cerbaie. Traces of lithic industry attributable to the Mesolithic and tools made of obsidian, imported in the Neolithic from the Tyrrhenian islands, testify to the presence of small communities in the Isola area.

Industria litica proveniente dalla località Isola

La storia antica di Bientina II

Con l’età del Bronzo l’occupazione della zona umida in pianura appare stabile: ne è testimonianza il sito di Fossa 5, un insediamento di capanne costruite su pali sviluppato sull’argine fluviale dei due rami dell’Auser.  L’estensione dell’abitato di Fossa 5 appare particolarmente vasta nell’ambito dei siti del Bronzo Finale della Toscana centro occidentale. Una particolarità che sembra indicare una posizione favorevole allo sviluppo delle attività umane e all’insediamento grazie alla presenza di vie di percorrenza d’acqua caratterizzanti l’intera zona.

In età etrusca il popolamento sembra consolidarsi nelle stesse zone. Sono stati rinvenuti resti di materiali ceramici databili ad epoca villanoviana nell’area di Isola, nella zona poco più a Nord a Turbina di Isola, e poco più a Sud, nella zona di Bottaccio.

The ancient history of Bientina II

During the Bronze Age, the occupation of the wetlands appears stable: evidence of this is the site of Fossa 5, a settlement of huts built on piles developed on the riverbank of the two branches of the Auser.  The extension of the settlement of Fossa 5 appears particularly large in the context of the Final Bronze Age sites of central western Tuscany. This peculiarity seems to indicate a favourable position for the development of human activities and settlement due to the presence of waterways characterising the entire area.

In Etruscan times, the settlement seems to have been consolidated in the same areas. Remains of ceramic materials dating to the Villanovan period have been found in the Isola area, in the area a little further north of Turbina di Isola, and a little further south, in the Bottaccio area.

Ceramiche protostoriche

La storia antica di Bientina III

Ampie tracce di popolamento dell’area risalgono poi al periodo compreso tra gli inizi del VI e il V secolo a.C. La zona di Pian di Tiglio sembra divenire un insediamento diffuso di considerevole ampiezza. Importanti a questo proposito furono le ricerche condotte tra il 1953 e il 1957 tra il Podere 54 e Fossa 3, che portarono alla scoperta di una dozzina di tombe a incinerazione di varie tipologie: entro dolio, a pozzetto. Ancora nel 1957 fu indagata la zona di Podere 56, riportando alla luce i resti di una struttura abitativa a pianta rettangolare con zoccolo in pietra e alzato costruito en pisèe e copertura di tegole e coppi. L’abitato era stato eretto sul dosso fluviale dell’Auser II.

Oltre a Isola si documenta in età arcaica anche l’insediamento di Fossa 4, esplorato in due campagne di scavo (1983-1984). Durante le indagini sono emerse tracce di capanne realizzate intorno ad un pozzo.  Alla stessa cronologia tra VI e V secolo a.C. appartiene l’insediamento di Fossa 2. Il contesto è stato esplorato nel 1993, portando alla luce i resti di un’abitazione arcaica realizzata in legno, di cui è stata individuata una serie di buche di palo.

Altre tracce di insediamenti di età arcaica sono presenti a Fossa 3, ancora a Podere 54, tra i poderi 55 e 56, Podere 53, a Bottaccio dove compaiono i resti di una kylix attica, a Fossa 4, a Punta degli Staffolesi. Tracce di sepolture attribuibili allo stesso periodo provengono da Podere 40 e dalla zona dell’Ex Rio Ponticelli.

Il panorama così articolato e complesso permette di definire un quadro abbastanza dettagliato, in cui la zona di Ponte di Tiglio si delinea come un grande insediamento diffuso nato lungo i rami dell’Auser. Un’area in cui gruppi di abitazioni o piccoli agglomerati, con relative necropoli, si alternano a zone intermedie per le coltivazioni di prossimità, l’allevamento e le attività domestiche all’aperto.

Le condizioni favorevoli per l’età arcaica sembrano mutare tra la metà e la fine del V secolo a.C. Il diradamento del popolamento, riscontrabile con la rarefazione delle presenze sul territorio, corrisponde a quella generale crisi del V secolo a.C., avvertita in molte zone dell’Etruria settentrionale, causata da fattori socio-politici ma anche naturali, come ad esempio una forte mutazione delle condizioni climatiche. A questo orizzonte cronologico va fatta risalire la doppia sepoltura a incinerazione con due pozzetti rinvenuta nel 1929 a Isola di Bientina: il contenitore utilizzato come cinerario nella prima tomba era una kelebe acroma di fattura locale; nella seconda sepoltura, pressoché contigua, le ceneri del defunto erano deposte all’interno di un prestigioso cratere a calice attico a figure rosse, attribuito alla bottega del Pittore di Meleagro e datato intorno al 380 a.C. Il grande cratere accoglie una decorazione che rappresenta una scena in cui Dioniso e Arianna sono rappresentati tra Satiri e Menadi. Il tema del thiasos dionisiaco costituisce un vero e proprio faro sulle credenze e l’immaginario religioso delle ultime comunità etrusche che popolarono la zona, testimoniando la pervasività delle concezioni legate ai rituali misterici e ai culti salvifici dionisiaci lungo le rotte commerciali che distribuivano i prodotti delle officine ateniesi nel nord Tirreno.

The ancient history of Bientina III

Extensive traces of settlement in the area date back to the period between the early 6th and 5th centuries B.C. The area of Pian di Tiglio seems to have become a widespread settlement of considerable size. Important in this regard were the investigations conducted between 1953 and 1957 between Podere 54 and Fossa 3, which led to the discovery of a dozen incineration tombs of various types: entro dolio and pozzetto. Again in 1957, the area of Podere 56 was investigated, bringing to light the remains of a rectangular dwelling structure with a stone plinth and elevation built en pisèe and a roof of tiles. The settlement had been erected on the river hump of Auser II.

In addition to Isola, the settlement of Fossa 4, explored in two excavation campaigns (1983-1984), is also documented in the Archaic period. During the investigations, traces of huts built around a well emerged.  To the same chronology between the 6th and 5th century B.C. belongs the settlement of Fossa 2. The context was explored in 1993, bringing to light the remains of an archaic dwelling made of wood, of which a series of post holes were identified.

Other traces of settlements from the Archaic period are present at Fossa 3, again at Podere 54, between poderi 55 and 56, Podere 53, at Bottaccio where the remains of an Attic kylix appear, at Fossa 4, at Punta degli Staffolesi. Traces of burials attributable to the same period come from Podere 40 and the area of Ex Rio Ponticelli.

Such an articulated and complex panorama makes it possible to define a fairly detailed picture, in which the Ponte di Tiglio area is delineated as a large widespread settlement that arose along the branches of the Auser. An area in which groups of dwellings or small agglomerations, with relative necropolises, alternate with intermediate zones for proximity cultivation, livestock breeding and outdoor domestic activities.

The favourable conditions for the Archaic Age seem to change between the middle and the end of the 5th century BC. The thinning of the population, noticeable with the rarefaction of presences in the area, corresponds to the general crisis of the 5th century B.C., felt in many areas of northern Etruria, caused by socio-political but also natural factors, such as a strong change in climatic conditions. The double burial by incineration with two shafts found in 1929 at Isola di Bientina dates back to this chronological horizon: the container used as a cinerary vessel in the first tomb was an achromatic kelebe of local manufacture; in the second burial, which was almost contiguous, the ashes of the deceased were deposited inside a prestigious Attic goblet crater with red figures, attributed to the workshop of the Meleager Painter and dated around 380 BC. The large crater contains a decoration depicting a scene in which Dionysus and Ariadne are represented between Satyrs and Maenads. The theme of the Dionysian thiasos constitutes a veritable beacon on the beliefs and religious imagery of the last Etruscan communities that populated the area, testifying to the pervasiveness of conceptions linked to mystery rituals and Dionysian saviour cults along the trade routes that distributed the products of Athenian workshops in the northern Tyrrhenian Sea.

Cartografia schematica dei siti etruschi

Le origini del Lago Sesto I

Per l’epoca romana i segni di frequentazione sono più sporadici e legati fondamentalmente a ritrovamenti di superficie.

Dopo la fondazione della colonia di Lucca nel 180 a.C. furono intraprese importanti opere di bonifica della piana dell’Auser, concluse entro il II sec. a.C. e la successiva suddivisione centuriale della Piana di Lucca effettuata per l’assegnazione ai veterani delle legioni sotto la cura di L. Memmius C.f., praefectus ... Lucae ad agros dividundos. Esempio di questa suddivisione territoriale è il decumanus individuato nella zona di Colmo dei Bicchi, nell’estrema punta settentrionale del territorio comunale, in cui si leggono tracce di frequentazione fino al IV sec. d.C.

A seguito della regimazione delle acque in epoca romana si assiste ad una nuova occupazione della piana, che nel territorio di Bientina sembra concentrarsi nella zona del Bottaccio e di Isola.

Con il generale abbandono documentato a partire dall’età tardo-antica e quindi la perdita di una regolare regimazione delle acque e con i continui apporti dal bacino del Serchio, la zona della piana finì per diventare un esteso bacino fluviale, il Lago di Sesto, noto sin dall’VIII secolo.

In epoca medievale l’area di Isola tornò ad essere occupata. La prima notizia che attesta un insediamento stabile in quella che sembra l’unica terra emersa è del 1027: con un diploma di Corrado II all’Abbazia di Sesto, l’Imperatore concede l’intero Lago di Sesto e una serie di castelli a controllo dell’area all’Abbazia, con l’evidente scopo di potenziare la strategia di rafforzamento territoriale dell’importante area di collegamento. Tra queste concessioni dopo i castelli in riva al lago compare l’ecclesia sancti Benedicti cum castello in loco insula. Un secolo dopo il Castellum de insula Paludis è citato anche dal cronista pisano Bernardo Marangone nella narrazione della battaglia terrestre e navale combattuta nell’aprile 1147 tra Pisani e Lucchesi, terminata con la conquista pisana del castello.

The origins of Lake Sesto I

For the Roman period, signs of frequentation are more sporadic and basically related to surface finds.

After the foundation of the colony of Lucca in 180 B.C., important land reclamation works were undertaken on the plain of the Auser, which were completed by the 2nd century B.C. and the subsequent centurial subdivision of the plain of Lucca carried out for the allocation to veterans of the legions under the care of L. Memmius C.f., praefectus ... Lucae ad agros dividundos. An example of this territorial subdivision is the decumanus identified in the area of Colmo dei Bicchi, at the northernmost tip of the municipal territory, where traces of frequentation can be read until the 4th century AD.

Following the regulation of waters in the Roman period, there was a new occupation of the plain, which in the territory of Bientina seems to be concentrated in the area of Bottaccio and Isola.

With the general abandonment documented from late antiquity onwards hence the loss of regular water regulation, and with the continual influx of water from the Serchio basin, the area of the plain ended up becoming an extensive river basin, Lake Sesto, known since the 8th century.

In the Middle Ages, the Isola area became occupied again. The first record of a permanent settlement in what appears to be the only land above sea level dates back to 1027: with a diploma from Conrad II to the Abbey of Sesto, the Emperor granted the entire Lake Sesto and a series of castles controlling the area to the Abbey, with the evident aim of strengthening the strategy of territorial reinforcement of the important area. Among these concessions after the lakeside castles appears the ecclesia sancti Benedicti cum castello in loco insula. A century later, the Castellum de insula Paludis is also mentioned by the Pisan chronicler Bernardo Marangone in the narration of the land and naval battle fought in April 1147 between the Pisans and the Lucchese, ending with the Pisan conquest of the castle.

Carta dei dintorni di Pisa per i progetti di deviazione delle acque

Le origini del Lago Sesto II

La modifica più importante all’assetto del lago, così come era stato conservato fino alla prima epoca moderna, si ebbe nel XVI secolo.

Negli anni ‘50 del XVI secolo il governo fiorentino, nell’ambito della politica di regimentazione delle acque fluviali promosse dai Granduchi di Toscana Cosimo I e Ferdinando I de Medici, decise il taglio delle profonde anse dell’Arno presenti tra Calcinaia e San Giovanni alla Vena.

Il corso naturale dell’Arno, arrivando da Pontedera, si dirigeva verso nord passando ad ovest della collina di Montecchio, raggiungeva Bientina e da lì scendeva verso Vicopisano per poi raggiungere San Giovanni alla Vena. Il progetto aveva lo scopo di ottenere un più rapido scorrimento delle acque che troppo spesso esondavano nella pianura arrecando danno alle colture. Con il nuovo tracciato si otteneva anche un percorso più breve per i navicelli che trasportavano le merci dalla costa all’entroterra e viceversa.

Il nuovo letto dell’Arno si trovò a sud di Calcinaia, separando il castello dalla principale via di comunicazione che attraversava la valle da Firenze a Pisa, la “strada in sinistra d’Arno” (all’incirca corrispondente all’attuale S.S. Tosco-Romagnola).

Il lago di Sesto aveva come immissario principale il Rogio/Ozzeri, corsi d'acqua dipendenti da un ramo del Serchio e come emissario il canale del Cilecchio e della Serezza. A seguito di un accordo del 1560 con Lucca, Cosimo I fece scavare ex novo (1569-1574), ma più discosto dai colli circostanti la pianura tra Vicopisano e Bientina, un "emissario reale" rettilineo detto "Serezza Nova" con lo scopo di ottenere un più rapido scolo delle acque del lago in Arno. Questo nuovo canale andò a sostituire il naturale, ma oramai poco efficiente, emissario del lago, la Serezza che ottenne perciò la denominazione di "Serezza Vecchia". Inizialmente il canale sfociava in Arno a Vicopisano, ma con l’allontanamento del fiume dal paese a causa del taglio del corso, fu prolungato fino alla località Riparotti e dotato di chiuse.

The origins of Lake Sesto II

The most important change to the layout of the lake, as it had been preserved until early modern times, occurred in the 16th century.

In the 1650s, the Florentine government, as part of the river water regulation policy promoted by the Grand Dukes of Tuscany Cosimo I and Ferdinando I de Medici, decided to cut the deep loops of the Arno between Calcinaia and San Giovanni alla Vena.

The Arno's natural course, arriving from Pontedera, headed north, passing west of the Montecchio hill, reached Bientina and from there descended towards Vicopisano and then reached San Giovanni alla Vena. The aim of the project was to achieve a faster flow of water, which too often overflowed into the plain, damaging crops. The new route also provided a shorter route for the shuttles that transported goods from the coast to the hinterland and vice versa.

The new bed of the Arno was located south of Calcinaia, separating the castle from the main road that crossed the valley from Florence to Pisa, the ‘strada in sinistra d'Arno’ (roughly corresponding to today's S.S. Tosco-Romagnola).

Lake Sesto had as its main tributary the Rogio/Ozzeri, watercourses dependent on a branch of the Serchio, and as its emissary the Cilecchio and Serezza canal. Following an agreement in 1560 with Lucca, Cosimo I had a rectilinear ‘royal outflow’ called ‘Serezza Nova’ dug ex novo (1569-1574), but further away from the hills surrounding the plain between Vicopisano and Bientina, in order to obtain a more rapid drainage of the lake's waters into the Arno. This new canal replaced the natural, but by then inefficient, outlet of the lake, the Serezza, which therefore obtained the name ‘Serezza Vecchia’. Initially, the canal flowed into the Arno at Vicopisano, but as the river moved away from the town due to the cutting of its course, it was extended to the locality of Riparotti and equipped with locks.

Pianta del lago di Sesto o Bientina

Le origini del Lago Sesto III

Nel 1655 in seguito alle peggiorate prestazioni del nuovo canale e nel tentativo di limitare le esondazioni lacustri nelle stagioni piovose, fu nuovamente scavato ed approfondito il naturale percorso pedemontano della Serezza, che ottenne perciò la "nuova" denominazione di "Serezza Nuova" mentre il canale artificiale cinquecentesco fu chiuso e divenne "Serezza Vecchia".

Nel 1757 l’Imperatore Francesco Stefano I di Lorena decise di far scavare a proprie spese un nuovo canale di scolo dal Lago di Bientina all’Arno, detto “Canale Imperiale”, su progetto dell’ingegnere idraulico Leonardo Ximenes. Il nuovo canale, costruito sulla traccia della Serezza Vecchia (fatta scavare Cosimo I tra il 1569 e il 1574) agevolò il deflusso delle acque e la navigazione interna. Nel 1757 fu costruito l’edificio contenente gli affascinanti ingranaggi di legno che azionavano le tre paratie delle Cateratte Ximeniane, realizzato per volere di Francesco Stefano d’Asburgo Lorena I Granduca di Toscana. Fino al 1860 circa il grande canale Imperiale, emissario del lago di Bientina, passava sotto le arcate del palazzo, proseguiva sotto al ponte davanti e andava a sfociare nel fiume Arno.

Il lago, in seguito alle mutate condizioni ambientali e socio economiche del territorio, fu poi definitivamente prosciugato a partire dal 1859 mediante la costruzione de "La Botte", l'imponente opera di Alessandro Manetti che, riutilizzando buona parte del Canale Imperiale, scavò un canale emissario (1853) che con un ingegnoso sistema a sifone, in galleria sotterranea, tuttora sottopassa l'Arno e sfocia direttamente in mare tra Calambrone e Livorno. I lavori furono condotti dall'ingegnere Francesco Renard e ufficialmente terminati nel 1863.

The origins of Lake Sesto

In 1655, due to the deteriorating performance of the new canal and in an attempt to limit lake overflows in the rainy seasons, the natural foothill route of the Serezza was again excavated and deepened, which thus obtained the ‘new’ name of ‘Serezza Nuova’ while the 16th century artificial canal was closed and became ‘Serezza Vecchia’.

In 1757, Emperor Francis Stephen I of Lorraine decided to have a new drainage canal from Lake Bientina to the Arno, known as the ‘Canale Imperiale’, dug at his own expense, based on a design by the hydraulic engineer Leonardo Ximenes. The new canal, built on the track of the Serezza Vecchia (which Cosimo I had excavated between 1569 and 1574) facilitated the flow of water and inland navigation. In 1757, the building containing the fascinating wooden gears that operated the three bulkheads of the Ximenian Cataracts was constructed, at the behest of Francis Stephen of Habsburg-Lorraine I Grand Duke of Tuscany. Until about 1860, the great Imperial canal, an emissary of Lake Bientina, passed under the palace arches, continued under the bridge in front and flowed into the Arno River.

Following changes in the environmental and socio-economic conditions of the area, the lake was definitively drained in 1859 with the construction of ‘La Botte’, the imposing work by Alessandro Manetti who, by re-using a large part of the Canale Imperiale, dug an emissary canal (1853) that with an ingenious siphon system, in an underground tunnel, still today underpasses the Arno and flows directly into the sea between Calambrone and Livorno. The work was conducted by engineer Francesco Renard and officially completed in 1863.

Cartone e relazione del lago di Sesto

Per saperne di più/Read more:

  • G. Ciampoltrini, A. Andreotti 2002, Dalla Preistoria all’Età Romana: archeologia del territorio, in M.L. Ceccarelli Lemut, G. Garzella (a cura di), Un territorio all’incrocio di vie di terra e d’acqua: Bientina dall’antichità al Medioevo, Pacini, pp. 39-65.
  • G. Ciampoltrini, M. Zecchini 2007, Gli Etruschi della piana di Lucca, Edizioni S. Marco Litotipo.
  • F. Grassini 2012, Il Museo della Storia Antica del Territorio di Bientina “Vittorio Bernardi”. Una guida alla visita, Bientina.
  • T. Salvi 2023, L’Arno ai tempi di Leonardo, fra geomorfologia e geografia storica: un’analisi diacronica.
  • E. Paderi 1932, Variazioni fisiografiche del Bacino del Bientina e della pianura lucchese durante i periodi storici, in Memorie della Reale Società Geografica Italiana, Vol. VII.

Galleria/Gallery

Ultima modifica: venerdì, 30 gennaio 2026

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